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Compressori 4.0 – la quarta rivoluzione industriale

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L’industria 4.0 è già una realtà. È un treno in movimento e rincorso non dai banditi dell’epopea Western, ma da chi non è riuscito a salirci su alla stazione precedente.

La chiave della quarta rivoluzione industriale è una più efficiente gestione dei dati di processo.

Le industrie che hanno padroneggiato e implementato questo concetto vengono chiamate Smart Factory e si distinguono per l’accelerazione impartita al processo di innovazione interna.

Lo scopo primario è fare in modo che i macchinari forniscano dei report intelligenti, da cui estrapolare quante più informazioni possibili, raccolte e gestite in tempo reale.

Il secondo passo prende il nome di “condivisione”, e si sviluppa su due fronti.

I dati vengono condivisi prima di tutto tra le macchine stesse, di modo che eventuali problemi possano essere risolti grazie alla comparazione con altre linee di produzione. Questo significa, ed esempio, che se una macchina in Germania identifica uno schema di funzionamento particolarmente virtuoso, esso può essere condiviso con un macchinario dello stesso tipo in Italia, effettuando dei miglioramenti preventivi sulla produzione stessa.

Anche la manutenzione è anticipata, poiché in questo modo vengono segnalate eventuali anomalie e stabiliti interventi preventivi, calendarizzati sulla base dei dati condivisi. L’assistenza può avvenire a distanza, grazie ai rapporti di sensori strategicamente posizionati.

Contemporaneamente, la condivisione avviene tra gli attori della stessa filiera produttiva, che vanno a formare un network incentrato sul comune interesse di massimizzare l’efficienza produttiva.

I processi industriali generano dati che diventano file a disposizione di produttori, fornitori e clienti per personalizzare e produrre quanto serve:

  • i centri di lavoro possono essere convertiti senza aumentare i costi di produzione;
  • gli ordini diventano istantanei e basati sulle vendite, riducendo drasticamente la necessità gestire un magazzino e agevolando trasporti a pieno carico, che mitigano i costi e l’impatto ambientale degli stessi.

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Inoltre, l’imprenditore può controllare la produzione direttamente dallo smartphone, magari ricevendo una mail alla fine di ogni turno di produzione. Il tempo risparmiato nella raccolta dati può essere impiegato per analizzarli più a fondo, gettando basi più solide per le future decisioni manageriali.

Il medesimo ragionamento può essere applicato a tutta la forza lavoro.

Formare le risorse umane è un investimento che comporta una rivisitazione intelligente del rapporto tra uomo e macchina, nel quale l’elemento fondante è sempre di più il cervello.
La riassegnazione degli incarichi all’interno dell’azienda non porta ad una riduzione della forza lavoro, bensì alla sua nobilitazione: abilità di progettazione di software e macchinari saranno sempre più richieste e l’elemento umano rimane imprescindibile nelle operazioni di impostazione e controllo delle macchine.

È mandatorio passare da una logica di costo della manodopera a una di costo della produttività.

Sempre più risorse andranno destinate alla cura del rapporto con i clienti. L’interconnessione tra i sistemi sarà efficace solo se supportata dal dialogo tra gli stakeholder. Tali operazioni di networking si concretizzano in un modello di business basato non sul possesso ma sulla condivisione tramite Cloud.

Su questo tema si è recentemente espresso Nils Herzberg, Global Sector Head di SAP, in un’intervista nel corso di una puntata di Report (min. 28.51).

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" Prendiamo KAESER: non vogliono più venderli i compressori, ma portarli dal cliente per farglieli usare. Come succede in casa, i miei figli non vogliono più dei cd ma vogliono ascoltare la musica. Lo stessa si può fare con un compressore. Per emettere una fattura mi basta sapere quanti metri cubi d’aria ha prodotto. Non ci vuole una centrale elettrica per ogni casa. Persino le multinazionali, adesso, non vogliono possedere, ma usare. Per fare questo c’è bisogno di costruire un modello per una massa enorme di dati. […] Economicamente non ha senso che ognuno faccia da sé. Per questo si usano tecnologie da condividere. “

CiAGi Compressori, durante i suoi 30 anni di storia, è passata attraverso numerose innovazioni, come l’automazione degli anni ’80 e la digitalizzazione dei processi industriali avvenuta negli anni ’90.

Ora la sfida è consiste nell’offrire ai clienti una partnership reale, consolidata da un’assistenza qualificata, tecnologie all’avanguardia e un proficuo scambio di informazioni.

Questa è la filosofia perseguita da CiAGi, che si propone come intermediario tra la ricerca scientifica applicata all’industria e i propri clienti, amplificando i benefici della prima per offrire un valore aggiunto ai secondi.

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